Riflettere: l’unica arma degli ininfluenti

Cosa è possibile dire, da semplice civile, di fronte a questa immensità di ingiustizia inspiegabile che mai in tanti avremmo immaginato di poter sperimentare nel corso delle nostre vite?

“Ah ma era prevedibile”, “Ah ma la Russia lo diceva da tempo, siamo noi che non ci siamo premuniti”, “Ah ma l’idealismo nelle relazioni internazionali non può esistere”. Risposte che troppe volte riecheggiano dei discorsi da bar o nei talk in queste, ormai, settimane.

La verità è che è possibile dire ben poco, se non delle ovvietà: la guerra è atroce, sbagliata, ingiusta, inspiegabile, da condannare. Solo che non basta, non serve a molto, e questo in molti provoca un senso di inadeguatezza, impotenza, che porta semplicemente a chiudersi e a non commentare. Perché se non si ha capacità di azione (contributo umanitario, sacrosanto, a parte) è forse meglio non commentare.

Riflettere però si può e si deve, coscienti del fatto che la Storia ci ha ricordato che l’uomo e l’umanità non migliorano. Ci siamo illusi che un evento epocale e influente su ciascuna delle nostre vite come il Covid potesse migliorarci. I nostri nonni si sono illusi che una guerra mondiale potesse migliorarci. Ma no, l’umanità torna spesso sui suoi errori. E allora cosa fare? Cosa noi ininfluenti e inesperti possiamo fare? L’inattività di fronte a certi eventi è complicità, qualcuno ci insegna.

Probabilmente ci resta solo che riflettere.

Riflettere di quanto le Nazioni Unite rappresentino in questo caso una istituzione costosa, con intenti nobili, ma ininfluente visto che senza l’assenso di Russia e Cina non è autorizzabile alcun intervento diretto a difesa del popolo Ucraino.

Riflettere di come l’assenza di coraggio nella costituzione di un esercito europeo, come previsto nei primi progetti e nel disegno di una possibile carta costituzionale dell’UE, sia oggi un peccato che paghiamo nell’incapacità di poter gestire in maniera univoca, unita e rilevante le trattative con il Criminale.

Riflettere di come noi occidentali non siamo i buoni, affatto, siamo stati protagonisti di interventi atroci, inutili, costosi e distruttivi in Paesi vittime del nostro desiderio di controllo, ma siamo in questa battaglia, senza dubbio, dalla parte giusta.

Riflettere di come diventino superflue le quotidiane diatribe a cui assistiamo su temi divisivi solo ai fini del consenso.

Oggi chi non ha margine di azione, chi non può influire in maniera rilevante sugli eventi, oltre che manifestare un intento pacifista e prendere parte ad un moto umanitario, può e deve fare solo una cosa: riflettere.

Forse così getteremo un seme più duraturo. Spero.

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