Smaltire i rifiuti creando energia: ecco perché gli impianti di Tokyo sono un esempio per Roma.

Un mio articolo pubblicato su La Stampa a seguito di un’esperienza di studio e sopralluoghi presso gli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti di Tokyo. Una proposta interessante per Roma.

Disponibile al link https://www.lastampa.it/esteri/2020/02/07/news/smaltire-i-rifiuti-creando-energia-ecco-perche-gli-impianti-di-tokyo-sono-un-esempio-per-roma-1.38438745

Quinto mese di studio presso l’università Waseda di Tokyo, pronto a tornare a Roma per concludere la laurea in Global Governance. Nel corso di un’esperienza che mi sta offrendo la possibilità di interrogarmi su impianti culturali e urbanistici completamente innovativi, sto conducendo delle ricerche, su indicazione dell’Ambasciatore Giorgio Starace, in merito al ciclo dei rifiuti e la sostenibilità in una città di oltre 9 milioni di abitanti. Ho avuto la possibilità di visitare anche due termovalorizzatori di una delle smart cities per eccellenza.

Penso a Roma – la mia città – capitale d’Italia, che necessita di contributi che suggeriscano nuove pratiche a riguardo, vista la situazione degradata che sta attraversando in termini di gestione della spazzatura. La città infatti produce circa 4,600 tonnellate di rifiuti al giorno, e nel 2017 ha esportato ben 310.000 tonnellate solo di indifferenziato: evidentemente il servizio di raccolta e smaltimento non sono minimamente adeguati, seppur molto onerosi per i cittadini. I soli 3 impianti di Trattamento meccanico biologico TBM, dove avviene la separazione tra organico e inorganico, l’unico termovalorizzatore e le 2 discariche del Lazio, non permettono alla città di smaltire e riciclare spazzatura prodotta da quasi 3 milioni di abitanti.

La transizione

Tokyo ha avviato solo negli ultimi anni un percorso di transizione verso un ciclo dei rifiuti sostenibile, eppure dispone già di 8 impianti TBM e 21 termovalorizzatori. A questa soluzione l’opinione pubblica italiana si oppone spesso, a causa di sensibili posizioni ideologiche. Una chiave al problema risiede nella gestione corretta e sostenibile della spazzatura, aumentando la raccolta differenziata ed investendo sulle nuove tecnologie per lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili, in una transizione verso le emissioni zero, che coinvolge anche i produttori di imballaggi.

I termovalorizzatori di Tokyo di Nerima e Toshima, che ho visitato con una delegazione dell’ambasciata italiana, non sono semplici inceneritori che bruciano rifiuti emettendo gas nocivi. Attualmente essi si avvalgono di tecnologie che permettono di recuperare il calore generando energia elettrica per 45mila persone e riscaldamento per le aree circostanti, e trasformano la maggior parte dei gas esausti. L’impianto di Nerima smaltisce 500 tonnellate di rifiuti al giorno, producendo inoltre cenere utilizzata come sostituto dell’argilla nella composizione del cemento e dell’asfalto. L’aspetto interessante è che queste strutture sono perfettamente integrate con il contesto urbano, con emissioni inferiori al 30% dei limiti massimi imposti dai regolamenti ambientali, pari a 400 mg/Nm3.

Impatto zero

Se la media giornaliera delle emissioni dell’impianto di Terni (330 tonnellate di rifiuti al giorno), è di 125 mg/Nm3 ossidi di azoto, a Nerima (500 tonnellate di rifiuti al giorno) l’impatto ambientale medio è di 82 mg/Nm3 ossidi di azoto. Si tratta di valori inferiori di quasi la metà rispetto al termovalorizzatore umbro, considerando le relative capacità. L’Italia e il Lazio godono già di esempi virtuosi, come nel caso di San Vittore (1000 tonnellate di rifiuti al giorno) con impatto giornaliero di circa 95 mg/Nm3 ossidi di azoto nelle tre linee. Il dott. Yasoshima, direttore dell’impianto di Nerima, ci ha spiegato che «il termovalorizzatore produce emissioni in valori così limitati da non riuscire a rilevarne l’impatto nelle strutture circostanti». L’evidenza che una struttura del genere, con le dovute tecnologie, è ampiamente in grado di abbattere quasi del tutto le emissioni di acido cloridrico e fluoridrico, anidride solforosa e carbonio organico totale. I cittadini sono informati in merito dalle autorità competenti con dettagliati dossier distribuiti casa per casa, e possono partecipare ad incontri periodici con i gestori e a visite guidate, aperte anche alle scuole. Il termovalorizzatore è costato l’equivalente di circa 170 milioni di euro e impiega 60 dipendenti.

Investire in tecnologie conviene

È chiaro che si debba far fronte alle sfide che i cambiamenti climatici ci impongono con misure scarsamente inquinanti. Affrontare il tema della sostenibilità in momenti di urgenza, significa mettere in campo misure integrate che vedano investimenti sul ciclo dei rifiuti green, come il miglioramento e l’istallazione di nuovi impianti di compostaggio, e sui termovalorizzatori di ultima generazione che smaltiscono centinaia di tonnellate di spazzatura al giorno, con emissioni ridotte.

È l’ora di valutare se sia più inquinante e costoso destinare centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti distribuendoli dentro e fuori il territorio del Lazio, o investire in tecnologie e strumenti nella capitale di Italia, generando calore che riduce l’utilizzo delle caldaie a gas, ed energia elettrica per migliaia di persone.

Bisogna fondare questo genere di decisioni su dati scientifici ed esempi virtuosi, supportando scelte strategiche e soluzioni meno inquinanti e più efficienti. L’esempio di Tokyo conferma che i termovalorizzatori possono rappresentare una risposta praticabile e immediata rispetto all’eccessivo carico di rifiuti non riciclabili. Essi costituiscono la parte finale di un processo di differenziazione e riciclo di rifiuti che, se virtuoso, li renderà sempre meno necessari. I cittadini, le amministrazioni e le industrie devono fare la loro parte per favorire al massimo la raccolta differenziata e rendere riciclabile la maggior parte dei rifiuti.

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