In Giappone a studiare: un impatto particolare.

Giovanni Crisanti, 20 anni, studente universitario al terzo anno di Global Governance, direzione Tokyo, università di Waseda per studiare 6 mesi.

15 ore di volo, parto alle 8,45 di mattina da Fiumicino convinto che l’aereo imbarcasse al T3. Niente, non c’è nessun volo diretto a Vienna, città in cui avrei fatto scalo. Mi agito, chiedo in giro, non c’è. Un ragazzo dell’Alitalia mi invita a mostrargli il biglietto: è al T1, hanno cambiato, senza avvertire ovviamente. Arrivo al T1, nel mio biglietto erano previsti due bagagli,  alla compagnia ne risulta uno. Dopo 5 minuti di ormai dura convinzione ero pronto a pagare i 200 euro di supplemento. Poi scoprono che avevo ragione io e si risolve.

Volo, arrivo a Tokyo. H. 7: rush hour. “Non prenda i mezzi, la investiranno” mi diceva la mail del dormitorio. Avevano ragione, mi hanno letteralmente sommerso, gente vestita uguale, pantaloni scuri e camicia bianca, così vestono i giapponesi per andare a lavorare. Migliaia di persone nei corridoi che si muovono in linee perfettamente ordinate. Numeri assurdi, ma non caos. Ordine preciso se si riesce ad entrare nel loro algoritmo, altrimenti sei fuori strada. Un caldo bestiale, dopo circa 1 ora e mezza arrivo al dormitorio come se mi fossi fatto una doccia. Ma non era una doccia, no, era l’umidità scandalosa di Tokyo in estate, una città di quasi 40 milioni di abitanti. Il dormitorio non mi fa impazzire, diverso da come lo avevo richiesto, bagno in comune e vecchiotto.

L’arrivo non è dei migliori.

Piano piano mi adatto. “Conoscerò qualcuno con cui legare un po’? Mi abituerò a questa città? Cosa mangerò?”. Le solite domande. In effetti il primo e il secondo giorno sono stati quasi per intero all’insegna di questo genere di domande qui.. Non riuscivo a realizzare che davvero avrei passato 5 mesi qui. Era davvero difficile. “Ma ci sono” mi dico, non posso fare altrimenti, devo ambientarmi e farmelo andare bene. Faccio parecchie videochiamate con Roma, metto a posto la mia stanza con qualche foto dei miei amici e familiari, qualche regalo fattomi di recente. Insomma, ricordi di amore.

La sala comune non mi piace, c’è il team del tavolo che ride e beve tutto il tempo, e i videogiochi che non mi piacciono. Sembrano tipi divertenti, ma mi ci vuole tempo per entrarvi a stretto contatto. I miei compagni del piano sono tutti simpatici, piano piano ci stiamo conoscendo, seppur ognuno poi abbia un suo gruppetto e i propri impegni. Io ancora un po’ nel mezzo. Tipico.

Tokyo

Tokyo ha un impatto straordinario sin dall’inizio. Tanta tantissima gente, ma non caos, ordine. Tecnologia a mille, ma tradizione. Ad esempio vicino alla mia abitazione c’è stata una festa al santuario Matsuri, dedicato a qualche antico eroe giapponese della tradizione Scintoista. Donne e uomini che ballano a ritmo di tamburi. La mia zona non è al centro ma abbastanza vicina. A pochi minuti dalla stazione di Shinjuku, uno dei maggiori distretti.

Ad ora ho visitato il mercato del pesce Tsukiji, fichissimo. Pesce crudo di ogni tipo, cucinato in ogni modo, molto tradizionale e soprattutto pulito per essere un mercato.

Il giardino dove un tempo l’imperatore usava cacciare le anatre, curassimo, con un pino di 300 anni, un laghetto con al centro una delle tipiche Tea house.

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Il tempio di Asakusa: una lunga strada gremita di mercatini tradizionali che porta ad un grande tempio in legno, circondato da statue raffiguranti antenati, persone a cui sono devoti e giardini. E sopratutto, nei pressi della vecchia Tokyo anni ’50, che ha tutto un altro sapore.

 

I giardini dell’imperatore, coloratissimi, circondano le mura della residenza dell’imperatore, quasi impossibile da vedere, almeno dal lato in cui sono stato io. E la polizia è molto vaga se gli si chiede a riguardo, la cosa ancora ha un’importanza e una discrezione notevole.

I giardini vicino a Shibuya con il memoriale dell’imperatore Meji che nell’Ottocento rilanciò l’industria della nazione giapponese, che mi colpiscono per la loro completa immersione nel verde, nonostante siano ubicati in centro città. Uno degli aspetti che più mi colpiscono. Dentro c’è anche un importante santuario, e i giardini di Iris, con le tipiche orchidee che colpiscono a prima vista. Subito dopo, la via dei negozi di Harajuku gremita di streatwear (una moda giapponese) e dolci tipici.

Nel frattempo

Passa una settimana, e faccio amicizia con i miei coinquilini: siamo due italiani, uno svizzero, due spagnoli, un francese, un inglese e un americano dello Utah. Tutti molto simpatici. Con la crew facciamo una serata al Karaoke, uno dei tipici passatempo giapponesi: una stanza per il gruppo, qualche drink e microfoni per cantare. Divertimento assicurato, da andare.

Nel frattempo si dovrebbe anche pensare all’università, che ho visto solo per qualche passaggio burocratico. A primo impatto pazzesca, un campus storico con statue, alberi, viali, e qualche grattacielo. L’edificio della facoltà di Scienze politiche ed economiche in cui studio io è alto ben 11 piani, e la vista è strepitosa. Studiare dovrebbe essere un piacere. Ragiono se fare o meno un corso di giapponese intensivo, ma sembra sia davvero tosto, e dovrei non dare un esame da raccordare in Italia, il che significherebbe studiare da subito una volta tornato a Roma. Ma credo che lo farò, è davvero interessante come lingua, diversa dalla nostra in sonorità, radici, alfabeti (sono 3!).

Ancora Tokyo e la penisola di Izu

Ho la possibilità di spendere un’altra intera settimana in libertà a visitare prima che le IMG_7423lezioni inizino. Visito l’isola artificiale di Odaiba, la cui vista notturna sulla skyline della città mi lascia sbalordito. Sono romano, e poche attrazioni turistiche riescono a colpirmi tanto da rimanere a bocca aperta. Una delle situazioni che mi fa un certo effetto, lo ricordo sin dal mio primo viaggio a Chicago, è quella della vista sulle città piene di luci e costruzioni imponenti. Su questo Tokyo è maestra, la skyline più lunga del mondo. In più l’isola di Odaiba è piena di musei, negozi, attrazioni di divertimento. Una sorta di Las Vegas sobria dal punto di vista del gioco, tutt’altro per quanto riguarda le costruzioni e le luci. Tornando passo per Shibuya e Ueno, e mi colpisce come nonostante si passi per le vie più centrali della città tra le più grandi del mondo non ci sia mai traffico. Questo grazie all’efficientissima rete metropolitana che copre ogni singolo punto d’interesse e residenziale senza mai dover aspettare un treno oltre i 4 minuti.

Nel frattempo si solidificano un po’ i rapporti con i coinquilini del piano e si decide di andare per due giorni in una penisola a qualche ora da Tokyo per una boccata d’aria.

Izu, una penisola vulcanica che da vita a una costa con rocce nere e ben squadrate, affacciata sull’oceano. La notte la passiamo in un hotel tipico con i futon per dormire, e un bagno negli Onsen (le terme giapponesi). Il giorno seguente ci godiamo una vista mozzafiato da un vulcano estinto e concludiamo la giornata nel castello di Odawara.

Si torna rigenerati, ma è tempo di studio. Inizia l’università.

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