Steering youth away from violence – Harvard, giorno 2.

Cari lettori, continuo a condividere con voi questo breve e semplicissimo diario delle 5 giornate di Conversazione che terrò ad Harvard con il patrocinio del progetto Mothers Without Borders, riguardante il tema “Steering youth away from violence”. Mi fa molto piacere rendervi partecipe del lavoro che sto portando avanti quest’estate, sono curioso di sapere cosa ne pensiate! Questo è il secondo giorno!

14 luglio

Inizia la conversazione, siamo seduti in una sala ad anfiteatro, ci guardiamo tutti negli occhi.

Amy Post, principale contribuente del progetto e donna di New York che si è sempre battuta per i diritti delle donne accanto a personalità come quelle di Barack Obama, apre la discussione con una frase apparentemente retorica, ma molto significativa per un inizio motivante “I can see peace instead of this”.

Questo è il mantra che ci dobbiamo sentire ogni giorno quando vogliamo ricordarci che stiamo lavorando per qualcosa e non per noi stessi, o contro qualcuno. Per un’idea.

Siamo un gruppo super eterogeneo e ricco di esperienze: Aesia, membro della National Assembly della Nigeria, Elise, scrittrice francese con un’unica missione: abbattere le differenze di diritti tra uomo e donna, Fracois, il chairman di Avvocati Senza Frontiere, KirckPatrick, generale nigeriano impegnato in missioni nell’Africa centrale, un’insegnate infantile di Haiti,  Annalisa, consulente presso una NGO della Giordania che si occupa di fornire servizio legale gratuitamente a chi ne ha bisogno e quotidianamente combattuta dell’ordine degli avvocati che si vedono “togliere il lavoro”, Hauwa Ibrahim, avvocato internazionale per i diritti umani e organizzatrice della conferenza, Bebeyo, delegato dell’ONU, e molti altri volti ed esperienze che arricchiranno la discussione.

Un avvocato dell’Arabia Saudita tiene il primo speech, presentando le difficoltà di far rispettare la legge in un luogo in cui diverse interpretazioni della Sharia – la legge islamica- vengono applicate. Questo ricade spesso e soprattutto sulle donne e quindi le madri, che sono sempre meno rispettate in molte aree del Medio Oriente. I ragazzi sono i primi a non capire molto in una dinamica in cui sviluppano un legame primordiale molto forte con la madre, che vedono essere trattata male e non rispettata.

Continuo io, presentando le problematiche che ho attraversato in campagna elettorale nella relazione con diversi ragazzi, e focalizzandomi sulle differenze che causano eventi di violenza nell’ambito della mia città. Credo vivamente che le ragioni della violenza giovanile vengano dall’invidia, l’invidia di chi non ha opportunità, e di chi sa di poter ambire ad un futuro professionalmente ed economicamente soddisfacente. Sono due, secondo me, i livelli su cui lavorare a tal proposito: garantire un’educazione valida, con un orizzonte, a chiunque la desideri, ovviamente basandosi anche su criteri di merito; e promuovere l’idea che ogni lavoro abbia una dignità, una funzione fondamentale nell’ambito di una società.

Continua la discussione con molte domande, e si arriva a trattare il tema dell’educazione alla collettività.

Cleopatra mi chiede se penso che nel mio paese ogni persona sia convinta di svolgere un ruolo nella società e se si sente parte di un processo democratico. Rispondo di no, perché oggi la nostra democrazia non è lavorare insieme per l’idea vincente, contestandola laddove non si sia d’accordo, ma è una minoranza che combatte l’idea vincente per distruggerla, e una maggioranza che non ascolta.

La discussione è portata avanti da Bebeyo, che si focalizza sulla violenza giovanile nell’ambito del contesto africano e del terrorismo. Ci sono figli che non sentono di esser parte di una famiglia, che non vedono un futuro, che credono di non potere contribuire alla società.

Interviene Elise, che fa notare come la conversazione sia spostata maggiormente sui giovani ragazzi e non sulle ragazze. Ci ridimensioniamo.

 

Questo è l’ambiente, questa è la linea. Un confronto aperto e senza peli sulla lingua, di cui ovviamente ho potuto selezionare neanche il 5% di ciò che ci siamo detti.

Nei prossimi giorni riusciremo, ci auguriamo, a produrre proposte concrete, risoluzioni, e un chiaro verbale di ciò che è uscito oggi.

Ci risentiamo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...