Disoccupazione: alibi letale?

Disoccupazione. Una parola che ascoltiamo ripetutamente in televisione e radio, che leggiamo sui giornali sul Web e che pronunciamo fino all’ossessione. È come se fosse un diavoletto insito nell’autostima di ogni cittadino italiano.

Molti dei giovani del terzo millennio spesso e volentieri lo utilizzano anche come scusa per restare inerti e pensare solo a criticare il governo. Leggono che il tasso di disoccupazione arrivato al 42,2% e più sale più si sentono motivati a non attivarsi al massimo delle loro potenzialità per cercare un lavoro. Parlo ovviamente di coloro che sono definiti da molti giornali “quelli che non hanno voglia di far fatica”.

Ma l’effetto peggiore che la parola disoccupazione può provocare avviene su quegli individui che sono motivati e si attivano giorno per giorno per trovare un lavoro stabile. Molti di loro infatti sono guidati nel compiere l’errore peggiore, quello di scegliere il corso di studi che offre più possibilità di lavoro solo per trovare la via più semplice e veloce per guadagnare denaro.Se si ha attitudine, grinta, entusiasmo e successo tutte le facoltà offrono opportunità di occupazione.

Si è venuta a creare in Italia una demotivazione generale che continua a degenerare accanto la perdita di fiducia da parte dei cittadini nei confronti dello Stato.                               Non potrà mai esserci una ripresa se i giovani, futuro del paese, non riacquisteranno fiducia nei confronti dello Stato, del governo.

Trovo sconvolgente un dato pubblicato nell’Agosto 2015 su Repubblica.it che afferma che 6 giovani su 10 si dichiarano disponibili a cercare lavoro all’estero.                                 Chiariamo: se per un individuo trovare un’occupazione in un paese che non sia il suo costituisce un traguardo o una soddisfazione, è ammirevole il suo sforzo di mettersi in gioco e rischiare; ma se cambiare paese deve essere vissuto come una sconfitta, poiché l’individuo è legato alle sue radici e ama la vita del proprio stato, è preferibile che rimanga e si sforzi ancora di più, con impegno e passione per realizzare il suo desiderio. Lo stato investe su ogni studente quantità di denaro elevatissime e di certo non perché tutti se ne vadano, ma perché sviluppino la facoltà di scoprire in cosa si è eccellenti e produttivi.

Steve Jobs affermava: “il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite e l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate”. Dove si ama si rende al meglio e se un giovane o adulto che sia ama veramente il lavoro che cerca o che già conduce, renderà al meglio dando un’influenza positiva sia alla sua felicità e serenità che all’ambiente che ha in torno, restituendo credibilità alle istituzioni e alle opportunità che offre il paese.

Abbattersi per delle sconfitte non porterà mai a progresso, né singolo individuo, né dello Stato.

Disoccupazione: un problema reale un alibi letale?

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